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"Prima di essere scrittori, bisogna essere uomini che
vivono. Vivere vuol dire essere tra la gente,
non chiudersi mai in se stessi, assaporare
le cose belle e positive del nostro piccolissimo
mondo, spingendo, però, lo sguardo
al di fuori di esso verso un universo ben
più grande. Mi fa sentire un poco strano
sentirmi chiamare poeta perché nell’immagine
collettiva questa parola richiama alla mente
uomini tristi, delusi, sfortunati in amore
e nella vita, che si chiudono nei loro versi
come chi beve per affogare i propri ricordi.
Questo, in effetti, è uno stereotipo
che poco mi si addice: chi mi conosce, sa
quanto io sia legato a tutte quelle sfaccettature
della vita reale che ben poco c’entrano
con la poesia. Io esco, scherzo, gioco, parlo,
mi diverto e…e poi scrivo.
Ho cominciato a scrivere appena dopo imparato
a camminare. Romanzi di adolescente in una
prosa che ha avuto la sua maturazione e che
ha imparato a contenere mille idee in un linguaggio
scorrevole. Ho cominciato a lavorare alla
stesura di un romanzo, che, spero, appena
raggiunte le aspettative dell’Agente
Letterario, vedrà finalmente la luce.
Nel frattempo c’erano queste poesie
che raccoglievano alcuni momenti, allegri
o malinconici, della mia vita, non diversa
da quella di altri uomini.
“Uomini” come “gente che
vive l’umanità”. Uomini
che si leggono in ogni poesia. Uomini che
sanno piangere, che sanno amare, che sanno
ridere, che sanno soffrire. Uomini che sanno
vivere.
Una raccolta, questa, che non vuole dare insegnamenti,
che non vuole dare suggerimenti. Un ragazzo
di diciannove anni che scrive poesie non è
di certo un maestro. Poesie, queste, che descrivono
nient’altro che stati d’animo,
riflessioni, pensieri, emozioni. Emozioni
che, forse, ogni ragazzo come me si è
trovato a provare. Emozioni che investono
la mia anima e che si riversano, da sole,
su un foglio stropicciato. Emozioni che nascono
dalla “metà oscura” di
una persona: parole che non obbediscono né
a regole né a schemi, parole schiave
di nessuno se non di se stesse, parole che
vogliono darsi un senso, una logica, un’importanza.
Parole che non vengono decise né ordinate.
Parole che prendono vita da sole dando voce
a pensieri disordinati che volano nella notte
come stelle che si tengono per mano."
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Gli uomini che piangono
Lo fanno per davvero,
piegati, offesi, si
nascondono nel buio,
nella muta luce soffusa
del loro orgoglio ferito.
Gli uomini che piangono
Lo fanno in silenzio.
Sono falsi sorrisi che
Si aprono sui loro volti.
Senza lacrime né lamenti,
senza le grida cocenti
di chi finge…piangono.
…perché gli uomini che piangono
restano sempre uomini
e, come le stelle,
rimangono a brillare
in quel cielo che altri,
per loro,
hanno creato.
Gli uomini che piangono
Non si vedono mai.
Perché quando piangono,
Nessuno se ne accorge |
L’ansia di
Questo nulla
Porta la
Maschera
Della gioia.
Voglio essere cieco
E non vedere
La notte rossa
Scritta sui muri.
Sto correndo
Sopra fili d’aria.
Sotto le nuvole,
l’inferno.
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